Non un libro per tutti, ma tutti dovrebbero leggerlo. The Girl next door di Jack Ketchum.

“After that day I was like an addict, and my drug was knowing. Knowing what was possible. Knowing how far it could go. Where they’d take it all.”

“Dopo quel giorno mi sono sentito come un drogato,  e la mia droga era sapere. Sapere cosa era possibile. Sapere quanto poteva andare avanti. Fino a che punto si sarebbero spinti.”

E’ questa la sensazione che ho provato mentre leggevo, quella che mi ha permesso di arrivare alla fine. Sono una avida lettrice di horror e thriller, ma quello che ho provato tra le pagine di “The girl next door” credo non mi sia mai capitato prima. Raramente ho provato così spesso il senso di vomito, l’istinto di chiudere il libro e voltare la testa dall’altra parte, per non vedere più, non sentire più. Questo libro ti fa distorcere il viso in una espressione di dolore, schifo e indignazione. Eppure vai avanti, perchè vuoi vedere come va a finire, perchè speri sinceramente – e inutilmente – che tutto alla fine si risolva.

Ho letto diverse recensioni su Goodreads; qualcuno afferma che questo non è un libro per tutti, ma che tutti dovrebbero leggerlo.  Sono totalmente d’accordo. Perchè parla della parte più oscura e crudele della natura umana, quella che abbatte la sua violenza su esseri umani più deboli, e indifesi.

La storia delle settimane di prigionia e abusi che porta alla morte della dodicenne Meg per mano della sua custode e dei figli di quest’ultima è raccontata qui dal ragazzino che vive nella casa di fianco e amico di famiglia, David. Da un certo punto della storia, David è l’incarnazione della speranza, della coscienza che sembra mancare in modo assoluto a chi gli sta intorno. David è il personaggio in cui riponi la speranza che smetta di essere spettatore, e che decida di agire, di parlare, di non essere complice dell’orrore di cui è testimone.

Mentre leggi ti viene da pensare che l’essere umano è resiliente. Ma che la resilienza a volte, e da sola, non ti salva la vita.

Quando ho finito di leggere ho cercato informazioni sulla storia vera che ha ispirato Ketchum. Nel romanzo l’autore dà voce all’istintivo bisogno di una giustizia – sia essa umana o divina –  per poter sopportare quello che ha letto per trecento pagine. La scena finale provoca un misto di orrore e orgoglio. La realtà dei fatti è molto più crudele:se Meg aveva gli occhi di David in cui specchiarsi e sperare, Sylvia era sola, senza nessuno che potesse aiutarla.

Quando ho messo questo libro nel mio carrello e poi ho desiderato che arrivasse e di poter cominciare a leggerlo, non avevo ben capito a cosa andavo incontro. Non avevo colto di cosa parlasse. O forse il mio subconscio mi ha spinta a leggere in modo distratto, perchè temeva che qualsiasi commento rivelasse troppo. Eppure la quarta di copertina parla chiaro.

Ora che ho finito, le immagini mi tormentano, appaiono davanti ai miei occhi quando sono sovrappensiero. Capisco il vero significato del verbo “infestare”.

Questa storia è devastante, magnificamente scritta, penetrante. E quando trovi una storia così, vuoi che tutti ne prendano atto.