Cadere è umano, rialzarsi idem.

 

Tempo fa ho fatto outing sulla mia bulimia, su un paio di social network. Una delle scelte migliori che abbia fatto nella mia vita. Vomitare parole. È questo che voglio fare. Masticarle, assaporarle, farle entrare nelle mie fibre. Quando vomito le parole non mi sento svuotata, non mi sento in colpa, non mi sento brutta. Rimetto qui quello che avevo scritto, di getto, in quella occasione.

 

Tempo fa ho trovato su internet questa immagine. È la rappresentazione grafica della bulimia. Per metà ti riempi, per metà ti svuoti. Cerchi di riempire un vuoto che hai dentro, di foderare le pareti del tuo stomaco come se fossero quelle del tuo cuore, per non lasciare neanche uno spazio vuoto, per metterci tutto l’amore che sembra ti manchi, e poi ti accorgi che è troppo, che non vedi l’ora di svuotarti, che non è quello il pieno che ti serve, e rimani un involucro di nuovo vuoto, e ancora più svuotato di prima, perché con il cibo se ne sono andate anche le tue energie, la tua stima di te, la tua fiducia nella tua capacità di smettere, prima o poi.
Io. Sono. Bulimica.
Ovviamente sto facendo un mio percorso per “uscirne”, anche se odio questa parola, perché non rinnego nessuna delle cicatrici che ho ricevuto o che mi sono provocata.
Per anni ho pensato di essere sbagliata, pazza, sbagliata, e sbagliata. Probabilmente è sbagliata anche la scelta di parlarne qui, ma quello che voglio è che ognuno di voi ci rifletta anche solo un momento.
E però io non sono sbagliata, non sono pazza, non sono da migliorare.
Il mio cammino lo conosciamo io e poche persone, nel dettaglio, ma non mi vergogno di essere così. Oggi il mio cammino è visibile anche a voi. Non riuscivo più a tenermelo dentro, dovevo condividerlo. Potete non condividere, e lo accetto. Forse non si fa, ma io sono abituata a fare quello che mi sento, non quello che si deve fare.

Insieme alla immagine della bulimia c’era quella di tante altre malattie: la depressione, l’ansia, l’anoressia… Ci sono tante lotte diverse, non sappiamo cosa si nasconda sotto l’apparenza di chi ci circonda. Di fianco a voi forse avete qualcuno che porta avanti questa benedetta lotta. Non c’è un modo giusto o sbagliato di affrontare tutto. Però sono convinta nel mio profondo che esistono le persone giuste al momento giusto, le persone sbagliate al momento giusto, le persone giuste al momento sbagliato. Ci sono infinite combinazioni nell’universo e noi siamo il risultato di qualche energia planetaria che si manifesta.

Se mentre leggete questo post vi riconoscete, sapete di avere un problema, lo state vivendo, voglio dire questo: non abbiate vergogna di essere come siete, c’è una lotta, c’è un percorso, c’è un aiuto che si può chiedere, c’è speranza. Amatevi, amatevi per come siete, amatevi anche quando vi odiate, e quando vi odiate pensate se c’è qualcuno a cui vorreste parlare, trovate il modo di salvarvi, con la musica, la danza, una voce amica. E se quella volta non vi salvate, non fatevene una colpa, la strada è lunga, impervia e tutti cadono. Se qualcuno mi vuole scrivere in privato sarò super felice di condividere. ❤