La mia sfida per il 2019

Il 2019 è l’anno in cui compio 40 anni, e per quanto il giorno del mio compleanno starò già entrando nel mio quarantunesimo anno di vita –  morale avrei dovuto iniziare mesi fa a sparare fuochi d’artificio e produrre citazioni sul passare del tempo e sulla mia sensazione di essere eternamente giovane – voglio godermi ogni singolo giorno come se fosse un piccolo festeggiamento. Come porto avanti la lotta contro la mia bulimia, mettendo il cuoricino sull’agenda nei giorni sì e la croce sui giorni no. Per me quest’anno è iniziato con un piglio decisamente agguerrito per quel che riguarda la mia ricerca della felicità. Quindi amen. Fino al 31 dicembre dovrete sorbirmi le mie meditazioni deliranti.

Questo è l’anno in cui le priorità si dividono tra i sogni e il pragmatismo, tra il “sono a dieta ferrea” e il “ti va una pizza stasera?”.

Difficile mantenere gli equilibri quando tutto nella vita cambia, si sposta, evolve. Lo spirito di adattamento viene costantemente sfidato, e a volte mantenere certi ritmi è sfiancante.

Il 2019 è l’anno in cui devo fare delle scelte, devo razionalizzare le mie risorse, dare spazio a un progetto per toglierne a un altro. Sapendo che tutto può in ogni momento andare a ramengo. Ho passato una vita ad adattarmi alle situazioni spiacevoli in famiglia e nelle relazioni, e ora che mi sento più serena ho paura di stare perdendo quella fame di sopravvivenza che avevo prima. Eppure so che quando ero a rischio non avevo tempo e modo di chiedermi veramente cosa volessi fare ed essere. In tempi di sopravvivenza esiste solo quella. Mentre sento che adesso mi posso autorizzare a vivere, o almeno cercare di capire cosa vuol dire per me.

Natale 2018 è stato un periodo di vacanze orrendo. Senza soldi, piena di debiti, e quindi senza la possibilità di muovere un passo in qualsivoglia direzione. E lì ho cominciato a pensare: ok metto da parte la mia smania di viaggiare tanto viaggiare è comunque overrated, e in più il mio divano è sicuramente più comodo di qualsiasi sedile d’aereo o letto sconosciuto, e accessoriato del comfort fondamentale in momenti di depressione: i miei gatti.

Quindi mi sono detta. Non posso viaggiare? Amen, allora leggo.

Che poi in realtà non è vero che non possa viaggiare. A ottobre avevo comprato il volo per tornare a Berlino e finire (forse) il mio braccio da Lars. Volo comprato, prenotazione fatta, non posso assolutamente deludere il mio eccentrico tatuatore berlinese.

Quando ho deciso che mi sarebbe stato possibile fare uno e un solo progetto di viaggio durante l’anno, dopo il primo momento di infinita tristezza mi sono detta che avrei letto. Avrei usato il mio tempo per vivere le storie raccontate da qualcun altro. E non è una tortura, al contrario. E’ uno dei modi più belli di passare il tempo.

La lettura è un atto solitario, un gesto di libertà individuale, autoerotismo molto soddisfacente. Eppure a un certo punto di gennaio mi sono detta che mi sarebbe piaciuto condividere il mio amore per i libri. Mi fido parecchio dei giudizi degli altri lettori quando compro online, eppure non avevo mai pensato di poter dire la mia.

Quindi sono entrata nel mio profilo di Goodreads – che ho dal 2012 ma ho iniziato a usare veramente poche settimane fa – e ho cominciato a mettere giù la lista dei romanzi che voglio leggere quest’anno. E poi ho visto. Reading challenge. E mi sono chiesta: quanti libri potrei leggere in un anno? Quanti ne avrò letti gli anni scorsi? Non ho mai tenuto traccia di nulla, nessuna data nelle pagine iniziali del libro, nessuna annotazione su diari o simili.

Quindi ho osato di brutto. Era tipo il 20 gennaio e mentre pensavo che ero quasi già sotto di un mese ho visualizzato questa cifra senza pensare ad altre. Era lì che volevo puntare.

Il 2019 è l’anno in cui leggerò 100 libri.

Se muoio in itinere, fate per favore il calcolo di quanti ne avrò letti in punto di morte, e cercate la proporzione. Se il totale presunto si avvicina a cento, accendete un cero in mio onore in chiesa, bevete una birra alla mia salute, qualsiasi cosa. Basta che mi pensiate un secondo.

Goodreads è la più grande piattaforma online dedicata alla lettura al mondo. Lo si può usare come si usano altri social network, condividendo le letture passate e presenti, i libri che si vogliono leggere e quelli che sono diventati i preferiti. Si possono dare dei voti, scrivere recensioni, seguire gli autori e le nuove pubblicazioni. Si possono sfogliare pagine e pagine di suggerimenti, di commenti. Si può accedere a svariati gruppi di lettura.

Per il momento mi limito a pubblicare i miei progressi, a scrivere recensioni, a condividere lo stato di avanzamento di una lettura.

Mi piace molto. E’ come un diario digitale sempre pronto ad accogliere i miei appunti in modo rapido e permanente. Mi piace scorrere la mia pagina e ritrovare le citazioni preferite, le sensazioni che ho fermato redigendo un commento, vedere crescere i contenuti. E’ come mettere un po’ di ordine nel disordine della mia libreria. In uno dei libri che compare nella foto qui sopra – The girl before di JP Delaney –  uno dei protagonisti si sconvolge perchè una delle protagoniste non riordina le spezie nel mobiletto in ordine cronologico, o per data di scadenza, o per provenienza. E’ proprio così, ogni libro letto da me finisce in un punto assolutamente casuale dello scaffale, non in ordine alfabetico, non in ordine di lettura, non in ordine di gradimento. C’è solo una mensola su cui si radunano i miei romanzi preferiti, che ogni tanto si arricchisce di uno nuovo. Per il resto regna il caos assoluto.

E’ da questo caos che a volte tiro fuori un volume, cerco di ricordarmi di cosa parla, se mi era piaciuto, se vale la pena di rileggerlo.

Non ho mai riletto quasi nulla. Pochissimo davvero. E la sfida di quest’anno mi ha già fatto venire voglia invece di rileggere. Un romanzo di Amélie Nothomb di cui ho parlato a un’amica, uno di Stephen King che è passato troppo tempo, uno da cui ero rimasta delusa e a cui voglio dare una nuova chance.

Nella foto ci sono i miei primi 11 libri del 2019. Li elenco qui sotto. La sfida di lettura fa parte di un mio più ampio progetto di leggere nelle lingue che conosco a un livello tale da poter comprendere storie complesse: italiano, inglese e francese. Ho un debole per i thriller psicologici, gli horror e certi libri erroneamente catalogati come per ragazzi. La mia ultima ossessione è Predator, di cui ho scoperto una serie ispirata al film del 2018. Se volete maggiore insight sui libri qui sotto andate alla mia pagina Goodreads – ahimè ho scritto tutte le recensioni in inglese – oppure scrivetemi qui.

 

– All dressed in white di Mary Higgins Clark

– Every breath you take di Mary Higgins Clark e Alafair Burke

– The Cinderella murded di Mary Higgins Clark e Alafair Burke

– I’ve got you under my skin di Mary Higgins Clark e Alafair Burke

– The Sleeping beauty killer di Mary Higgins Clark e Alafair Burke

– An anonymous girl di Greer Hendricks e Sarah Pekkanen

– The wife between us di Greer Hendricks e Sarah Pekkanen

– They both die at the end di Adam Silvera

– In altre parole di Jhumpa Lahiri

– The girl before di JP Delaney

– Stoner di John Williams

– Pax di Sarah Pennypacker

– The Predator: Hunters and hunted di James A. Moore

Non è detto che in un futuro prossimo non abbia voglia di condividere qui i miei pensieri su ognuno, o anche solo su quelli che mi piacerebbe che anche voi leggeste, che tutti leggessero.

 

https://www.goodreads.com/user/show/12177166-silviah-colombara

 

Stay tuned. 🙂