L’uomo della sabbia

Michele mi ha regalato  The Sandman di Lars Kepler a Natale. Ha mandato suo padre in libreria qui ad Arese e l’ha incaricato di chiedere alla libraia due libri in inglese. Uno è dell’autrice di “Pomodori verdi fritti alla fermata del treno”, e non gli è stata data ancora una possibilità.

Invece a metà lettura de “L’uomo della sabbia” avevo già ordinato tutto il resto della serie.

Non sapevo che il romanzo fa parte di una serie arrivata  con Lazarus, del 2018,  al settimo capitolo. Filo conduttore, le indagini di Joona Linna su crimini efferati ambientati in Svezia e dintorni. Ma mi farò un’idea più precisa leggendo gli altri.

Non sapevo neanche che il nome dell’autore è in realtà lo pseudoniumo sotto cui scrivono marito e moglie, nel tentati vo di celare la loro vera identità – vano, visto che sono stati “smascherati” nel 2009,  quando la loro prima opera, “L’ipnotista” era diventata un successo astronomico. Sul loro sito c’è il racconto di come avessero tenuto nascosta questa identità letteraria anche ai propri figli, e di come dopo il successo del primo libro si sia scatenata una ricerca spietata e estensiva dell’autore dietro al nome Lars Kepler.

Non avevo mai letto nulla dei super famose autori nordici. Niente di Stieg Larsson, di Camilla Lackberg o simili. Mio padre aveva nella sua libreria diversi volumi della Iperborea, casa editrice specializzata nella letteratura del Nord Europa; ma erano libri di un altro genere, insoliti, particolari. Non amando i thriller, mio padre non ne ha mai comprati.

Non sapevo neanche cosa fosse “l’uomo della sabbia”, perchè nel repertorio dei mostri di quando ero bambina non c’era nulla del genere. In realtà questa figura compare nei racconti nordici e non ha connotazioni negative. Semplicemente soffia sabbia  – o latte in altre versioni –  negli occhi dei bambini per farli addormentare. Lars Kepler riprende l’idea sviluppata da E.T.A Hoffman in “Der Sandman” del 1816, in cui l’autore rivive il trauma di quando era piccolo, e la tata gli raccontava una versione della storia in cui i bambini che non dormono vengono puniti mandando nei loro occhi sabbia che li fa cadere. Una bella storia per dormire sonni tranquilli direi.

Anche se The Sandman fa parte di una serie, io ho potuto leggerlo tranquillamente come se fosse un volume a se stante. Nessun sottinteso, nessun riferimento ad altri romanzi. E’ ovvio che iniziare dal principio mi avrebbe dato un’idea dell’evoluzione in termini di personaggi e scrittura, ma a volte un libro ti ispira per qualche motivo inconscio e irrazionale e non ti chiedi se fa parte di una serie.

Quello che Michele non sapeva quando ha comprato questo libro è che è tradotto dallo svedese. Ho preso anche gli altri capitoli della “saga” in inglese perchè adoro lo stile asciutto anglosassone. Nelle traduzioni italiane mi urtano a volte scelte lessicali poco colloquiali, che mi fanno sentire uno scarto tra l’originale e la copia tradotta, come se fossero in atto esercizi di stile. Posso tranquillamente sbagliarmi, ma è come se la precisione e l’asciuttezza dell’inglese fossero un filtro meno invadente.

La storia è veramente intensa. Jurek Walter non conosce pietà, e lo dico con quel senso di orrore misto ad attrazione che la figura del serial killer mi provoca. Eppure anche se spesso mi capita di fare il tifo per il cattivo, qui no. La vera eroina del libro è decisamente Saga Bauer, una donna complessa, violenta, sensibile e onesta. E’ stupendo essere nei suoi pensieri mentre si confronta con il mostro assassino e allo stesso tempo con una parte profonda della propria coscienza.

Joona Linna, l’ispettore che dovrebbe essere il filo conduttore e guida delle indagini, qui ha un ruolo marginale. Anche se il suo contributo è vitale, sono altri i personaggi che occupano la storia e i ricordi a fine lettura. Direi che mi farò un’idea più precisa della sua statura leggendo il resto della serie.

Come in certi romanzi che studiavo al liceo, qui è come se anche il paesaggio diventasse un personaggio. L’ambientazione è tutto quello che ti aspetti da Svezia e Russia, i due Paesi in cui si svolge la storia: neve, piogge scroscianti, vento, clima spietato. Le descrizioni non sono frequenti, ma alcune tolgono il fiato:

“The trunks of the birch trees look like skinny young angels in the snow-covered landscape. Russia is so beautiful, it’s almost frightening”.

( I tronchi delle betulle sembrano giovani angeli magrissimi nel paesaggio coperto di neve. La Russia è talmente bella da essere spaventosa.)

Mi trovo spesso a pensare al mio viaggio in Islanda. Mi accorgo che i miei occhi hanno bisogno di paesaggi come quello. Mi tornano in mente immagini di percorsi in macchina attraverso vento, neve, pioggia.  Ricordi di un clima che non mi spiego come gli abitanti di quei posti possano sopportare tutto l’anno.

Tutto in questo libro ha un fascino freddo, glaciale, bianco, cristallino.

Se dovessi scegliere una frase che riassuma The Sandman, non avrei dubbi:

” I’m not scared of monsters- Brolin interrupts – But I’m smart enough to be scared of Jurek Walter”.

(Non ho paura dei mostri – interrompe Brolin – ma ho abbastanza buon senso da avere paura di Jurek Walter.)

Una frase, la letale essenza di un killer disumano.

Fatemi sapere che ne pensate.

🙂