Magia

La schiuma bianca accarezza la sabbia nera, il ritmo dell’oceano instancabilmente lambisce la terra. Questo non è paradiso dei surfisti, non è luogo di immersioni, non è spiaggia su cui piantare ombrelloni e sistemare sdraio. E’ luogo in cui rimanere, osservare, quell’onda che senza stancarsi si affaccia sulla costa, e sembra un innamorato insoddisfatto, perchè dopo il primo bacio torna infinite volte, e infinite.

I corvi hanno le ali nere come quella sabbia, e si tuffano in picchiata giù per la scogliera, cavalcano le correnti del vento e giocano, si capovolgono raccogliendo le ali, rimangono fermi nell’aria con le ali aperte e i becchi fieri.

Sulla scogliera spuntano le teste bianche dei gabbiani, affacciate dai nidi, forse qualcuno protegge un piccolo appena nato o delle uova; sembra un condominio affollato. A volte un uccello si stacca e si lascia cadere verso il mare, spiega le ali e rasenta l’acqua, in mille capriole e virtuosismi di discesa e rapida risalita, il vento sembra una materia amica e da manipolare in una danza spericolata.

Il faro è un blocco quadrato di cemento con la sua torre luminosa, un ciclope placidamente accomodato su un lembo di roccia che sfida l’oceano. Dal mio angolo di vento mi affaccio a una finestra e vedo una luce accesa e due mani che tengono un libro: una quiete calda, mentre fuori gli elementi danzano, il vento canta il suo canto, gli uccelli cavalcano l’aria, la sabbia nera si bagna e si asciuga, l’onda si increspa e si tuffa nelle sfuggenti braccia della terra.