Master of the Forest – Predator incontra King Kong

L’Horror è un genere che non tutti frequentano. Spesso quando consiglio libri o film del genere mi sento rispondere “non ho lo stomaco” o “poi non dormo di notte”.
E altrettanto spesso mi chiedo perchè invece io sono così attratta da racconti cupi e contorti, violenti, sanguinari. Credo che ci sia una buona dose di incoscienza in questa predilezione, una sorta di sospensione del giudizio, un istinto atavico e primordiale più forte di ogni raziocinio.

Quando leggo un Horror che mi piace provo una intensa soddisfazione nel tifare per il cattivo; voglio profondamente che la sua spirale di violenza, per quanto raccapricciante, non sia ostacolata dall’intervento dell’antagonista “buono”.

Ho scoperto Artyom Dereschuk per caso, cercavo su Amazon dei suggerimenti su autori di Horror contemporanei. Quella copertina blu con una figura umana più piccola e una simil-King Kong enorme dietro, entrambe avvolte da una nebbia sottile, ancora oggi è per me l’esemplificazione di un certo tipo di racconto, di un certo tipo di lotta.

Magnifico. Brutale. Proprio quello che cercavo, quando lo cercavo.
La sola parola Master evoca forza, fermezza, peso, dominio.

Predator incontra King Kong.

Chi di noi non ha tifato per l’alieno coi dread mentre saltava da un albero all’altro, metà invisibile metà interferenza, mentre lanciava le sue schegge esplosive e mortali? Anche solo la sua camminata, con armatura completa e ondeggiamento della massa capelluta, era un attimo di gloria assoluta.

Il Re qui è uno scimmione preistorico il cui mondo viene disturbato dalla fastidiosa presenza umana. La storia è esempio di una rodata saga di mostri, abitanti di luoghi remoti e inospitali; gli uomini, generalmente spinti dall’avidità e dal desiderio di fare soldi facili e in modi quasi sempre illegali, arrivano a spezzare il silenzio e la tranquillità; e i mostri si incazzano, si incazzano gloriosamente. Ed è abbastanza ovvio cosa succede dopo.

Eppure, nonostante questo racconto sia riconducibile a un genere abbastanza navigato, leggere Master of the Forest mi ha sorpresa a ogni pagina.
La riflessione più interessante qui si concentra in una domanda: chi è la vera bestia? Il mostro preistorico che spezza colonne vertebrali o l’uomo che invade un mondo e infrange il suo perfetto equilibrio spinto solo da soldi e profitto?

La storia del ragazzo siberiano che vede la differenza tra sopravvivere e vivere e cerca disperatamente una possibilità di migliorare la sua vita è credibile, piena di dettagli e ben nutrita di spargimento di sangue.
Insieme a lui, altri reietti senza nulla da perdere, che proprio in ragione del loro stato di sotto-umani, accettano ed esasperano il loro lato bestiale e affrontano mesi di fatica in luoghi inimmaginabili, nella speranza di poter tornare al mondo “umano” con una dignità nuova, acquistata con il denaro.

Quando il Signore della foresta comincia le incursioni nell’accampamento degli umani, è una presenza fuggevole, silenziosa, letale:

“It’s come close to the camp a few times. Sometimes during the day . It’s big, but it’s very quiet, and it can become one with the forest in an instant. I think it is a spirit of this forest, and it’s been worried by our activities”.
Traduco con:
” Si è avvicinato all’accampamento diverse volte. Anche durante il giorno. E’ enorme, ma silenzioso, e può diventare una cosa sola con la foresta, in un istante. Penso che sia lo spirito di questa foresta, ed è allarmato dalle nostre attività”.

La foresta in oggetto si trova in Siberia, che immancabilmente arriva nella nostra mente come un mondo di ghiaccio e neve, di temperature inumane. Un mondo affascinante e mortalmente inospitale.
Un mondo che non stupisce abbia il suo Re, una figura che richiede rispetto, e che non tollera infrazioni e interferenze.

Ogni volta che penso a Master of the Forest sono i colori che popolano i miei occhi: neve bianca, ghiaccio blu, sangue rosso.
E ho un senso di grandezza, di calma, di mondi che – anche nella storia dell’umanità – sono stati spesso spazzati via dalla crudeltà, dalla sete di potere, dall’innata brutalità di chi vuole ottenere qualcosa a tutti i costi.

E qui…Chi vince? Sappiamo che il King Kong del film non ha avuto una fine felice, e Predator è stato ricacciato oltre le galassie da dove trama un ritorno.
Ovviamente la mia speranza è che il Signore della foresta possa sbriciolare i corpi degli assalitori come se fossero moscerini, e che possa tornare alla sua pace indisturbata.
Se invece è con il protagonista che si è simpatizzato, possa lui tornare al mondo civilizzato, se non con l’oro che voleva, almeno con una storia spettacolare da raccontare.