Sleeping beauties – The power : potere alle donne?

Alla mia fame bulimica per le storie ho dato libero sfogo anche quest’estate. Ammetto che ho cercato di scaricare sui libri la tensione nervosa che da anni riverso sul cibo, e non so se sta funzionando bene, perchè a volte ho la sensazione di voler arrivare alla fine di un libro, anzichè conoscerne a fondo il contenuto. Esattamente come durante un raptus bulimico, in cui il sapore di un piatto in particolare ti interessa meno del senso di riempimento che arriva da molti piatti ingurgitati senza sosta uno dopo l’altro. Considerazione dolce-amara, che i miei adorati subiscano il mio cercare di stare bene.

Tra gli ultimi libri che ho letto, due si sono rivelati molto simili tra di loro, in un modo assolutamente insospettabile, in un modo che forse è apparso lampante solo a me. Mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni, se avete voglia di condividerle.

Un paio di settimane fa, mentre tornavo dall’Inghilterra, ho comprato in aeroporto “The power”, di Naomi Alderman. Bellissima copertina – non so voi, ma a volte ho scelto dei libri quasi solo per l’immagine di copertina – trama sulla quarta di copertina molto interessante, commenti estremamente positivi; tra l’altro, la Alderman è una protégée di Margaret Atwood, autrice di alcuni bestseller pazzeschi negli ultimi quarant’anni, tra cui “The Handmaid’s Tale”.

The power è il titolo originale, mentre in italiano mi pare sia stato tradotto in “Ragazze elettriche”; e mi chiedo perchè. Dire che una ragazza è elettrica mi fa venire in mente una tizia che prende la scossa, me la immagino coi capelli per aria e che si agita sul pavimento ed emette un inquietante “bzzzzzz”. Un po’ diverso dall’originale, no? Jesus, qui si parla di potere nudo e crudo, anche se il potere passa attraverso una scossa elettrica.

La trama prevede uno scambio di email tra scrittori – l’autore che scrive e una scrittrice a cui viene chiesto un parere –  da cui si evince che si tratta di un romanzo storico, il cui obiettivo è quello di romanzare quella che è, o si suppone che sia, la storia di qualche millennio addietro: le donne scoprono di avere un potere in grado di stordire e uccidere gli uomini, attraverso una scossa elettrica che parte dalle mani. Apparentemente questo potere si colloca in un muscolo sotto la clavicola, e potrebbe essere il risultato di una mutazione avente origine nei rifiuti tossici scaricati in mare dopo la seconda guerra mondiale. Morale della favola, le donne cominciano a sovvertire l’ordine delle cose, a rovesciare governi, a creare un modello di società in cui i ruoli sono direi non sovvertiti, ma diversi da come li viviamo noi oggi.

Da come si svolgono le vicende, che ci arrivano attraverso il punto di vista dei vari personaggi, tra i quali un solo ragazzo, il quesito di fondo che mi è venuto spontaneo pormi è: un mondo gestito e governato dalle donne sarebbe migliore del mondo come lo conosciamo ora? Violenza e cattiveria potrebbero scomparire? Stupri, guerre, massacri cesserebbero?

Mi piace il fatto che Naomi Alderman dia un sacco di “food for thought” senza prendere le parti di nessuno, ma mettendo in dubbio quello che le donne forse danno per scontato di se stesse. Dopo secoli di esistenza di serie B, di sottomissione e maltrattamento, non vorremmo almeno un po’ vendicarci del male fatto, se non a noi a chi è venuta prima di noi? Non vorremmo dare sfogo a quella parte sadica che sembra naturalmente permeare chi ha il potere? Cosa significa veramente avere il potere? Essere liberi di disporre della vita e della morte di qualcun altro, o agire veramente per il bene di tutti?

A volte sono il pensiero, la potenza, la possibilità ad avere un valore immenso.

Margot, dovendo subire per l’ennesima volta i capricci del suo superiore Daniel, sente l’elettricità scorrere nelle dita delle mani, e sa che basterebbe un gesto a distruggere chi ha davanti:

Potrebbe ucciderli. Questa è la verità più profonda. Niente di quello che ciascuno di questi uomini dice ha veramente importanza, perchè lei potrebbe ucciderli con tre gesti, senza dare loro il tempo di scomporsi nelle loro sedie imbottite. Quello che importa non è che non dovrebbe farlo, che non lo farebbe mai. Quello che importa è che potrebbe farlo, se volesse. Il potere di fare male è una sorta di ricchezza.” (Nota: la traduzione è mia direttamente dall’originale inglese, sicuramente più povera e meno precisa di quella del traduttore autorizzato)

Se volete farvi un’opinione, non dovete fare altro che leggere.

 

E poi arriva Stephen King – in collaborazione col figlio, Owen King. Qualche anno fa ho passato un’estate intera a recuperare tutto quello che di Stephen King non avevo letto in trent’anni e passa. Appena è uscito Sleeping beauties l’ho comprato, in una edizione hard-cover con una copertina stupenda, blu con un bosco, un pavone, una tigre bianca e uno stormo di falene (passatemi il termine, visto che nel libro si muovono a frotte, come se fossero uccelli). E ho temporeggiato perchè mi sembrava un mattone, e volevo avere la tranquillità di leggerlo senza troppe interruzioni. Fino a qualche giorno fa.

All’arrivo di Evie Black, una misteriosa figura il cui biglietto da visita è un duplice omicidio  – di uomini – nel momento in cui le donne si addormentano, non si svegliano più e vengono avvolte da un bozzolo simile a una ragnatela; se liberate dal bozzolo, uccidono in modo estremamente brutale chi le ha svegliate. Mentre gli uomini si chiedono se esiste un modo per far tornare tutto come prima, le donne addormentate approdano in un mondo parallelo, che chiamano “il Nostro posto”, in cui sono loro a dettare tutte le regole, a ricostruire quello che è rimasto della civiltà da cui arrivano, apparentemente senza la nota negativa, senza la violenza e la sottomissione a cui quasi tutte erano soggette nel mondo di prima.

Evie Black, sola emissaria di un non ben identificato potere superiore, dice chiaramente agli abitanti di entrambi i mondi che le sorti dell’umanità intera saranno decise dalle donne nel loro mondo parallelo. Sceglieranno di tornare indietro e di continuare a costruire il domani con l’altra metà del cielo, o resteranno dove sono, certe di poter educare i figli che verranno al rispetto, alla collaborazione e alla convivenza?

Alla fine del libro le donne prenderanno una decisione, che si può condividere o meno, ma il punto non è quello, per quanto mi riguarda. E’ tutto l’agitarsi di situazioni e pensieri che precedono la decisione, quello che è interessante. Nel racconto, ha sicuramente un peso il fatto che a decidere le sorti del mondo intero è un gruppo abbastanza ristretto di donne, delle quali una buona parte si trovava all’interno di un carcere, quando l’effetto “Aurora” è cominciato; come tali, donne che arrivano da storie di abuso, droga, violenza, omicidio, la cui esperienza diretta della relazione di coppia è significativamente estrema. Per donne con un passato del genere, un mondo senza uomini sarebbe un mondo di libertà, un mondo senza paura:

“ Questo mondo era infinitamente migliore del vecchio, diretto dagli uomini. Qui nessuno le urlava contro, nessuno urlava contro Nana. Nessuno le trattava come cittadini di seconda categoria. Questo era un mondo in cui una bambina poteva tornare a casa da sola, anche di sera tardi, e sentirsi sicura. Un mondo in cui il talento di una ragazzina poteva crescere insieme ai suoi fianchi e ai suoi seni. Un mondo in cui nessun uomo avrebbe tarpato le sue ali”.

E quando si tratta di votare, se tornare o meno al “vecchio” mondo, Janice Coates dice:

“…Senza uomini prendiamo le decisioni in modo giusto, senza troppa confusione. Condividiamo le nostre risorse senza eccedere nelle discussioni. In questa nostra comunità c’è stata ben poca violenza. Per tutta la vita ho trovato le donne irritanti, ma non c’è paragone con gli uomini.”

E poi, se le donne avessere un mondo intero a loro disposizione, sarebbero sempre solidali tra di loro? Non affiorerebbe la proverbiale competizione femminile? O questa rivalità emerge proprio perchè la presenza maschile ottunde l’istinto profondo della condivisione tra le donne? Quali sono i retaggi animali e quali quelli imposti dalla nostra società? E’ possibile creare un mondo in cui uno dei sessi è solo, almeno per un periodo, funzionale alla continuazione della specie?

Insomma, altri interessanti spunti di riflessione anche qui.

 

E io cosa penso? Penso che la mia malsana passione per l’horror e lo splatter siano profondamente legate a un atavico dubbio sulla bontà umana, che si tratti di uomini o donne. Però credo che le donne sappiano essere cattive una verso l’altra in un modo che per gli uomini è sconosciuto. Poco solidali, diffidenti, sospettose.

Forse perchè le donne arrivano da secoli di autostima spenta sul nascere, secoli di “ da sola non ce la puoi fare”, secoli in cui anche solo pensare a una realtà alternativa era impossibile.

E oggi che almeno in questa parte del mondo è possibile, dobbiamo imparare, cambiare le nostre abitudini, riconoscere il nostro valore a prescindere da tutto e tutti, trovare la forza che ci anima e usarla per creare qualcosa di bello, qualcosa di nostro, qualcosa da condividere.

 

 

 

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