They both die at the end – Adam Silvera

Iniziare dalla fine. Da un postulato: entrambi i protagonisti muoiono alla fine. E così le ansie e aspettative sul finale sono messe da parte senza neanche avere aperto il libro.

Da “They both die at the end” ho imparato una lezione semplice. Anche se sul lungo termine il tempo ha il potere di cambiare le persone, sul breve termine sono le persone che ti circondano a creare il vero cambiamento nella tua vita. Forse abbiamo il seme di quel cambiamento dentro di noi dall’inizio, ognuno di noi in una direzione personale e unica. Ma qual è il momento in cui questa direzione diventa chiara, soprattutto a noi stessi?
Accade quando prendiamo una decisione che ci porta su quel sentiero oppure quando le circostanze sono propizie, e tutto avviene in modo naturale, e a quel punto ci chiediamo perchè non abbiamo agito prima?

Rufus e Mateo attraversano grandi cambiamenti , alla fine del libro non sono gli stessi che abbiamo conosciuto all’inizio.
Mi riconosco molto in Mateo, ci vedo la me stessa di quando ero ragazzina. Solitaria, amante dei libri, con la sensazione che la mia stanza fosse un piccolo mondo protetto e autosufficiente in cui potevo smettere di sentirmi inadeguata – come mi sentivo in mezzo agli altri.
Poi arriva l’amore, che ti tira fuori da quella stanza.

L’amore può essere un estraneo, il che è allo stesso tempo spaventoso e incredibilmente attraente. Ti affidi piano piano al tuo istinto e ti affidi a questo sconosciuto, che diventa sempre meno sconosciuto, sempre più una persona che capisci e ti piace.

Questo libro parla del potere dell’amore, per quanto mieloso possa sembrare, detto così – e believe me, sono la prima a odiare il mieloso.

Non so quante volte nella tua vita ti capiti di pensare alla morte, e al fatto che tutti siamo destinati a morire. Pensiamo sempre che non tocchi a noi, che non ci riguardi, non ora almeno. Ci capita più facilmente di pensare alla morte degli altri, forse perchè abbiamo paura di perderli. Ma la nostra morte…No.

E quello che ha senso in questo racconto è che a prescindere da quanto tu possa rimanere positivo e aperto a quello che la vita ti può offrire, il momento finale sarà sempre orrendo. La morte è brutta. Non c’è un bel modo di morire. Non solo per chi muore, ma soprattutto per chi ne è testimone, e continua a vivere.

Quindi anche se “They both die at the end” non rientra nella mia lista dei preferiti, mi piace il messaggio che si porta dietro, spesso lasciato in una parte remota della nostra mente: ogni momento ha un valore, siamo esseri che vivono il presente, quella è la nostra realtà, nonostante tutti i progetti e le proiezioni verso il fututo.
Ma noi ci dimentichiamo quasi del presente, in ragione di quella tendenza che abbiamo a pensarci immortali.

E sembrerà banale, ma il “vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo” è il meno banale dei consigli che possiamo dare a noi stessi.

🙂