Tout quitter – Anaïs Vanel


Ho scritto la recensione di questo libro un paio di mesi fa, subito dopo averlo finito. Parlavo della protagonista come di una tutta gnè gnè, intrippata nella sua ricerca della felicità e con la sua vita perfetta in un posto perfetto vicino al mare e bla bla bla…

E già allora aggiungevo che il motivo principale di tanto odio nei suoi confronti era la mia assoluta invidia. E nonostante il sapore polemico dei miei commenti ancora adesso ho nitide nella mente certe immagini di lei che surfa, sento la sabbia e il sole, e l’oceano nelle sue versioni calma e agitata… Credo sia per via dell’acqua. L’acqua ha sempre un effetto devastante sulla mia mente.

Non amo particolarmente la narrazione, mi sembra poco omogenea, tende a passare dal tempo presente ai flashback in modo poco chiaro e fluido.

Lei è una che a un certo punto decide di lasciare tutto, un lavoro che comunque può fare dove vuole, un amore che forse non lo è più, una città che le sta stretta e che è terribilmente diversa – ahimè povera fanciulla – dalla costa affacciata sull’oceano.

Come se noi comuni mortali non avessimo bisogno di salsedine tra i capelli, di sole sulla pelle, di vento e natura dentro l’anima. Capirai.

Però, e aggiungo nonostante tutto, quello che rimane è il sapore di cose semplici, di un minimalismo a cui a volte dovremmo ispirarci anzichè circondarci di oggetti che non ci servono veramente.
E che sia una storia d’amore che finisce o qualsiasi altra circostanza, usare un pretesto per fare spazio nella propria casa e nella propria vita è un gesto liberatorio e per certi versi molto spaventoso.

Poterlo fare con vista mare, certo ha tutto un altro sapore….Almeno credo.

Salmastro e snob.