Under the skin – Michel Faber

Quando ho comprato il libro sapevo che era già uscito il film, con protagonista niente meno che Scarlett Johansson.
Pazientemente ho letto il libro prima, e visto il film poi.

Entrambi condividono un’atmosfera ipnotica, soffocante, un ritmo rarefatto, surreale – con significative ma non spiacevoli differenze, devo dire.

Perchè il racconto ha un passo lento ma risoluto, direi che un tantino ci si annoia all’inizio, il personaggio principale Isserley ha una calma a tratti snervante.

Poi Isserley diventa la presenza totalizzante e catalizzante . E’ il centro di tutto, diventa un personaggio più articolato. Comincia una riflessione sulle ragioni di quello che fa, su quello che è diventata. Smette di eseguire e la fiducia piatta nei suoi simili diventa meno solida. La consacrazione a una causa lascia il posto a una ricerca individualistica.

Io ero all’oscuro di tutto – quello che Isserely è, quello che fa – e il mio invito è a non leggere neanche la sinossi, per avere quell’attimo di sorpresa che è davvero impagabile.
La riflessione crescente nella mente di Isserley, quella che la porta a interrogarsi sul ruolo che ha acquisito, a mettere in dubbio quelle che poco prima erano certezze indiscusse, è fondamentalmente una riflessione sulla diversità.

Se “siamo tutti uguali sotto pelle” allora qual è il senso della missione di Isserley? Quale il senso della sua stessa esistenza? Quando nel suo sentire si fa largo un sentimento sconosciuto a cui le è difficile dare un nome e una collocazione – la pietà – tutto sembra vacillare.

Finale di devastante poesia.

Bellissimo, insolito. E rimane. Ho adorato anche il film.